La storia

La fondazione è del 1902 ma la ricostituzione è stata nel 1947 dopo la fine della seconda guerra mondiale, la nostra Associazione era stata infatti sciolta ed incorporata nella Croce Rossa durante l'epoca del fascismo per ordine di Benito Mussolini

A Parma, già nel primo Novecento, esisteva un comitato di provvedimento che gestiva per le persone bisognose un asilo notturno, una mensa e una piccola iniziativa di pronto soccorso. Il progetto Pubblica pone le proprie radiciStoriaAP aggregando un grande humus solidaristico: vi aderiscono subito, infatti, la Parma che crede negli insegnamenti mazziniani dell’etica e del dovere, la Parma del filantropismo delle classi benestanti, ma anche la Parma del ceto popolare, realizzando, quindi, una, per quei tempi anomala collaborazione fra borghesi e proletari.
La possibilità di esprimere con altri attivamente una vera solidarietà diventa, infatti, motivo di unione, e nuova espressione di senso civico. Un nuovo modo di vivere e testimoniare la passione per la propria città, sentita e vissuta come corpo solidale, come effettiva comunità con le sue miserie, le sue tristezze, i suoi effettivi bisogni.

A Parma si evidenziava la necessità di portare aiuto immediato dove più urgente è il bisogno, dove c'era un caduto, un malato, un ferito da soccorrere e confortare. All’infortunio, al ferimento, al disastro, spesso non segue una pronta opera soccorritrice, per la quale il ferito venga trasportato con sollecitudine all’asilo di soccorso.

La prima guerra mondiale, con le sue straordinarie necessità sociali e sanitarie, costrinse la Pubblica a ridimensionare le proprie attività locali, che però vennero di nuovo garantite, quando tornarono dal fronte i volontari.
Successivamente, anche l’ascesa del fascismo rappresentò una pesante incognita per l’Assistenza, perché la sua struttura democratica e la sua autonomia erano in contrasto con il nuovo clima politico instaurato dal regime. Infatti, dopo numerosi e inutili tentativi di cambiarne la democraticità della gestione, con un decreto del 23 giugno 1930, l’Assistenza Pubblica di Parma venne cancellata dal panorama delle associazioni nazionali.
StoriaAP2L’attività fu ripresa nel settembre 1945 con "la ricostituzione della Pubblica Assistenza di Parma che tanto bene ha sempre fatto al popolo con la sua opera umanitaria e benefica”, confermando la validità di un movimento associativo basato sul volontariato, legato a reali bisogni dei cittadini, laico, caratterizzato da grande partecipazione e forte democrazia.

Nel 1946 il primo Consiglio Direttivo fu presieduto dal professor Angelo Dazzi. A lui e al vice presidente Enrico Cavallo, l’Assistenza Pubblica deve la ricostituzione del secondo dopoguerra. La sede dell’associazione nel 1948 venne portata, per interessamento del Comune di Parma, in Via Bixio-Borgo Santa Caterina nell’ex Chiesa dei Cappuccini, con annesso convento. L’ala dell’edificio fu ristrutturata con il contributo dei militi e di enti pubblici e privati.
Successivamente, venne ripreso il servizio di guardia medica notturna e il primo dicembre 1949 si avviò l’attività delle onoranze funebri, un servizio sociale altamente umanitario inteso a privilegiare i meno abbienti.


All’inizio degli anni Sessanta l’Assistenza Pubblica di Parma lanciò una campagna del socio che aveva come obiettivo il reclutamento di nuovi soci. La risposta, numericamente positiva, comprese anche l’ingresso di sette donne nel servizio attivo.
In quel periodo, anche la gestione economica dell’associazione viveva un periodo di tranquillità, i contributi pubblici ammontavano a più di un milione e mezzo di lire, quasi due milioni e settecentomila provenivano dai soci e più di un milione e settecentomila da offerte di privati, da feste e da altre manifestazioni. A ciò si aggiungevano l’utile ricavato dalle onoranze funebri, circa cinque milioni, e la cifra, di poco inferiore, ottenuta dal servizio di trasporto infermi. Tutto ciò assicurava finalmente al sodalizio un consistente bilancio.

Meno tranquilla era la gestione dei rapporti con la Federazione nazionale perché si alternavano speranze di maggiori riconoscimenti e continue delusioni, ma nel 1968 si ottenne il riconoscimento giuridico: si chiudeva un lungo periodo di timore per il futuro dell’A.P. di Parma.

Nel ‘71 in un incidente stradale, avvenuto durante il ritorno da un servizio di soccorso, perse la vita il giovane milite Giuseppe Varesi. Un grande dolore per i militi attivi e per i soci, ma anche per tutta la cittadinanza, dimostrato attraverso una numerosa presenza al funerale, durante il quale venne usato, per il trasporto della salma, un antico carro-lettiga.

Il problema che maggiormente agitò l’A.P. all’inizio degli anni Settanta fu quello dell’ampliamento della sede, reso necessario dall’esigenza di dare un ricovero adeguato ai mezzi di soccorso e di separare con più funzionalità gli uffici dai locali adibiti all’attività operativa. Si contattavano nuovamente enti locali ed associazioni private per la copertura delle spese: contributi cospicui vennero garantiti dagli istituti bancari cittadini, dal Comune e dall’Unione industriali di Parma.
Il servizio onoranze funebri e l’attività di trasporto infermi continuavano a essere le maggiori fonti d’introito per l’associazione, non sufficienti però per il necessario ammodernamento dei mezzi di soccorso, per i quali si doveva spesso ricorrere alla solidarietà dei privati.

Nel ‘76 il terremoto del Friuli darà occasione all’Assistenza Pubblica di dimostrare l’efficienza raggiunta non solo nei settori tradizionali, ma anche nel campo della protezione civile: nasceva, infatti, come prima esperienza in Italia, il Gruppo Servizi Operativi Generali (SOG).
Questa prima esperienza di militi organizzati in gruppi d’impegno, verso attività non specificatamente di soccorso sanitario, ma dirette a interventi di assistenza più sociale che sanitaria, non rimarrà unica e isolata: numerosi e diversi nuovi servizi in ambito sociale inizieranno la loro attività negli anni Ottanta.