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Se l’aiuto ha il certificato di qualità

D’ora in poi le strutture che si occupano di soccorso e trasporto degli infermi in Emilia Romagna dovranno possedere determinati requisiti

L’accreditamento delle strutture di trasporto infermi è un’imposizione o un’opportunità? È dal 2009, a seguito della Delibera della Giunta Regionale E.R. n. 44 del 26 gennaio 2009 nell’ambito del mondo sanitario, che si sente parlare di questa “strana” questione dell’accreditamento regionale. La Regione Emilia Romagna (forse tra le ultime regioni in Italia) con la Delibera 44 ha delineato i requisiti minimi che debbono possedere le strutture che si occupano di soccorso e trasporto degli infermi (sedi di partenza e basi operative, centrali operative, automediche, servizi di ambulanza in emergenza, servizi di ambulanza per il trasporto degli infermi non urgenti). L’accreditamento si può paragonare all’acquisizione di una sorta di certificazione di qualità. Per le associazioni che svolgono servizi di ambulanza è un cambiamento radicale nei rapporti con le aziende sanitarie. La questione, infatti, tocca due argomenti molto importanti. Il primo è legato ai rimborsi economici, che non saranno più calcolati sul numero dei servizi svolti, ma sulla base dei prospetti di rendicontazione che le associazioni dovranno presentare in relazione ai costi sostenuti per l’attività accreditata. Il secondo è di natura organizzativa: la legge regionale impone una serie di vincoli strutturali e di procedure alle quali le associazioni si debbono adeguare. Quest’ultimo aspetto è il più complesso, perché i requisiti minimi presentano standard di qualità abbastanza elevati e mettono in piedi un sistema dove i protocolli di intervento, la preparazione dei medici, la formazione dei volontari e quella degli autisti soccorritori, i requisiti tecnici delle sedi di partenza e delle centrali operative e quelli dei mezzi di soccorso saranno uguali per tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini. Il primo problema che si è presentato alla Regione e alle aziende sanitarie è stato proprio la disomogeneità dei sistemi di soccorso sparsi sul territorio. Basti pensare che in province quali Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Modena vi è una forte presenza di associazioni di Pubblica Assistenza e Croce Rossa inserite nel sistema territoriale di soccorso 118 in cui il ruolo del volontariato è predominante, mentre nella zona da Bologna alla Romagna il sistema territoriale di soccorso si avvale prevalentemente di personale non volontario. La questione dell’accreditamento è stata affrontata dalla Pubblica di Parma in collaborazione con l’azienda Usl tramite la costituzione di un tavolo di lavoro al quale siedono i rappresentati delle Pubbliche Assistenze e della Croce Rossa Italiana della provincia di Parma. In parallelo, la sezione regionale dell’Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze ha aperto un tavolo di confronto con i funzionari della Regione che dovranno, valutate le domande presentate dalle singole associazioni, svolgere le relative visite ispettive presso le sedi per la verifica del possesso dei requisiti. L’accreditamento, dunque, è un’imposizione o un’opportunità? Al di la degli sforzi che dovranno compiere le singole associazioni, si tratta di un’opportunità. In primo luogo, per il cittadino/utente che, nel tempo, accederà a un servizio di soccorso e trasporto omogeneo in tutto il territorio; in secondo luogo, per tutte le associazioni che avranno una grande occasione di crescita, certo non senza sacrifici, per perseguire il continuo miglioramento dei servizi offerti alla cittadinanza.

Fonte: periodico  “La Pubblica” numero 1 aprile 2011 – (Gianpaolo Cadei)


Delibera Regioanle

Documento ANPAS Emilia Romagna

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